Ieri siamo stati al WMF – We Make Future, a Bologna. Da tredici edizioni riunisce chi lavora con intelligenza artificiale, tecnologia e digitale. Più che annunci, abbiamo visto applicazioni concrete, di quelle che poi tornano davvero utili in ufficio.
Sull’intelligenza artificiale si sentono opinioni molto diverse. Per come la vediamo noi, oggi è difficile ignorarla e può diventare uno strumento semplice per lavorare meglio e con meno attrito. Per una PMI può avere impatti trasversali, dal marketing all’assistenza clienti. In Aaron la usiamo già da un po’, e Bologna è stata una buona occasione per confrontarci con altri approcci.
Negli ultimi anni l’AI è entrata negli strumenti di tutti i giorni, quelli che usiamo per scrivere, organizzare e vendere. Non è detto che tutte le aziende debbano adottarla allo stesso modo, ma sempre più spesso ci si trova a ragionare su come inserirla in modo utile. Per le PMI, forse, ha senso partire da strumenti facili da integrare.
Lavorando con altre aziende, abbiamo notato che la difficoltà raramente è scegliere la piattaforma. Più spesso riguarda capire dove inserire l’AI nei processi già esistenti, senza complicare tutto. Quando l’inserimento è naturale, i benefici si vedono. Quando è forzato, resta lì e si usa poco.
In Aaron, per esempio, Copilot è installato su tutti i PC. Viene usato per raccogliere velocemente informazioni dai documenti interni aziendali, sintetizzare riunioni, redigere report… senza particolari formalità. Non serve essere particolarmente esperti, basta provarlo nelle attività quotidiane.
Accanto a Copilot usiamo anche Claude, in particolare Claude Cowork. Collegato a strumenti come Excel e PowerPoint, ci aiuta a preparare presentazioni, contenuti e documenti commerciali in tempi più brevi. E spesso fa risparmiare del tempo.
Questa combinazione non nasce da una particolare pianificazione. È cresciuta un po’ alla volta, man mano che ci siamo resi conto delle loro potenzialità. In un’azienda di servizi, anche piccoli risparmi si accumulano rapidamente.
Anche il marketing fa uso di moduli di intelligenza artificiale: il nostro CRM integra funzioni che aiutano a elaborare le informazioni utili, segmentare i contatti e preparare comunicazioni più mirate. Non fa il lavoro al posto nostro, ma accelera la visione di diverse cose.
L’idea non è automatizzare tutto. Piuttosto, proviamo a togliere tempo alle attività più schematizzabili e dedicarlo a ciò che richiede valutazione e sensibilità. Capire cosa interessa davvero a un cliente resta un passaggio umano.
Su alcuni processi interni abbiamo creato agenti dedicati. Si occupano di operazioni ripetitive e aiutano a ridurre i tempi tra un’attività e l’altra. Non sono mai soluzioni statiche o definitive, vengono tarate sempre meglio e secondo le nuove esigenze.
Quando una parte del lavoro si alleggerisce, si libera spazio per attività più complesse. Analizzare un caso specifico richiede ancora esperienza e contesto.
Un aspetto che stiamo curando molto è la formazione. Gli strumenti sono utili se le persone li conoscono sufficientemente da usarli con criterio. In Aaron abbiamo avviato un percorso di formazione continua su questi temi.
Anche perché mai come ora le cose si stanno muovendo velocemente. Strumenti che qualche mese fa sembravano avanzati, oggi sono già cambiati o migliorati. Restare aggiornati richiede un po’ di costanza.
Tra quello visto in fiera e quello che stiamo sperimentando rimane questo pensiero: la tecnologia sembra funzionare meglio quando affianca il lavoro delle persone, una bozza si può infatti ottenere in pochi secondi, ma capire se ha senso resta una valutazione umana.
Ed è forse lì che di più si misura il valore: gli strumenti possono accelerare alcune attività, ma le relazioni e la capacità di leggere a fondo le situazioni restano centrali.
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