Le conferenze sulla sicurezza informatica portano spesso alla luce scenari che paiono apocalittici e attacchi sofisticati che nessuno pensa che lo possano riguardare («Figurati se vengono a cercare me»): invece qualcuno di noi, tra tutti, viene colpito.
Chi gestisce l’IT di un’azienda, più o meno strutturata che sia, si trova ogni giorno a dover compiere un doppio lavoro: proteggere il perimetro aziendale da grandi minacce e, contemporaneamente, vigilare su un’infinità di piccole insidie, che però sono molto più frequenti. La sicurezza è composta da sistemi di difesa strutturati, ma anche dal focus costante verso le disattenzioni quotidiane che la routine facilmente offusca: queste debolezze, più consuete, possono anch’esse rimanere scoperte, non necessariamente per negligenza, ma perché così inserite nella consuetudine da sfuggire anche ad occhi attenti, magari in quel momento impegnati altrove, verso minacce più macroscopiche.
I Backup
Il backup è il primo fondamentale pilastro che ogni team IT imbastisce nelle sue procedure di sicurezza. Tuttavia, trasformare questa rassicurazione in una garanzia assoluta richiede una risorsa che spesso scarseggia: il tempo per i test di ripristino. Scoprire in piena emergenza che un file è corrotto o che una procedura è saltata è l’incubo di ogni amministratore di sistema.
Il disaster recovery è un processo vivo e che (purtroppo) assorbe anche diverse risorse. Effettuare simulazioni periodiche, come se fosse un’emergenza reale, è l’unico modo per validarlo totalmente. Sostenere il team IT nel pianificare questi test significa trasformare un piano su carta in una vera protezione per il proprio business.
Le porte lasciate aperte da chi è uscito
Il rischio interno è spesso più frequente di quello esterno, e non per forza perché le persone sono malintenzionate, ma perché i processi di uscita sono articolati.
Un collaboratore lascia l’azienda, ma il suo account magari rimane attivo. Un fornitore conclude un progetto, ma le sue credenziali di accesso non vengono revocate. Un dipendente cambia mansione e ottiene permessi su permessi, finché ha accesso a metà dei sistemi senza che nessuno lo noti. Un PC viene sostituito… Sono situazioni facili da incontrare in una azienda dinamica e sono esattamente quelle che un malintenzionato cerca: un accesso legittimo, dimenticato, che non fa insospettire.
Partner esterni inoltre facilmente hanno bisogno di accedere a varie risorse interne: fisiche ma anche digitali.
La revisione periodica di chi ha accesso a cosa è perciò un’altra verifica importante da non dimenticare.
Ma questo rischio viene ridotto al minimo nelle aziende in cui il Servizio IT viene attivamente considerato uno dei bracci direttivi e quindi reso partecipe delle dinamiche aziendali.
L’automazione senza che qualcuno la guardi
Le automazioni di monitoraggio continuo, dei sistemi che segnalano comportamenti anomali, l’analisi automatica del traffico e oggi le funzioni di intelligenza artificiale integrate in questi strumenti, fanno un lavoro molto prezioso.
L’automazione moltiplica la presenza di chi presidia i sistemi, ma ancora una volta la disponibilità delle risorse umane dell’IT risulta fondamentale per mantenere la costanza sulla loro gestione e osservazione.
Foglietti e fogli di carta abbandonati
Nell’inventario della sicurezza aziendale, server e PC sono controllati, antivirus e firewall vengono aggiornati. Le stampanti, invece, restano dimenticate in un angolo come fossero un elettrodomestico: se la produzione delle stampe non viene protetta da autenticazione, tantissimi fogli, spesso con dati sensibili, vengono dimenticati, non ritirati o presi per sbaglio da altri; inoltre, se le stampanti sono liberamente accessibili, possono offrire accesso alle risorse aziendali collegate e, con una semplice fotocopia, diventare complici di sottrazioni di dati che nessuno scoprirà mai (le stampanti sono potenzialmente le complici di un crimine perfetto).
Stessa attenzione deve essere data a tutti ai foglietti buttati o appiccicati in giro con eventuali password: anche in questo caso, mentre il Servizio IT rema da una parte a favore della sicurezza, dall’altra vengono ingenuamente provocate delle falle assurde!
La protezione dei dati fa da cornice
Il Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), all’articolo 32, richiede l’adozione di misure tecniche e organizzative adeguate al rischio per garantire la sicurezza dei dati personali che è necessario conservare. In caso di violazione, l’articolo 33 impone la notifica al Garante per la protezione dei dati personali entro 72 ore da quando se ne è avuta conoscenza, e l’articolo 34 la comunicazione agli interessati , pertanto la responsabilità degli specialisti IT è molto alta e necessariamente richiede dedizione e tempo. Ma è anche una responsabilità che abbraccia il comportamento di tutti, gli specialisti IT possono solo indicare la via, ma sono per buona parte gli utenti che, con il loro buon senso, possono veramente difendere la conservazione dei dati.
Fonti autorevoli come il Rapporto Clusit in Italia e l’ENISA Threat Landscape a livello europeo, fotografano costantemente l’andamento degli attacchi e, come si può vedere, purtroppo non sono rari. E parliamo solo degli incidenti dichiarati…
Rimane il fatto che gli attacchi che vanno a segno più facilmente sono verso coloro i quali hanno protezioni più basse della media: non è detto che siano loro l’obbiettivo, la maggior parte delle volte cercano semplicemente la “faccia” di qualcuno insospettabile, con cui presentarsi per imbastire un’altra truffa.
Il rischio più sottovalutato di tutti
Sicurezza significa manutenzione viva e costante, fatta di verifiche e aggiornamenti tanto invisibili quanto vitali: un lavoro silenzioso e metodico che non si nota quando tutto funziona, ma che rappresenta una assicurazione per il futuro.
Sostenere le proprie risorse IT in questo presidio quotidiano significa garantirsi continuità lavorativa e prevenire problemi, danni, spese e multe.
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