Anthropic ha annunciato un nuovo modello di intelligenza artificiale chiamato Claude Mythos, capace di individuare vulnerabilità informatiche più velocemente di un esperto umano. Che sia tutto vero o no, poco cambia: l’IA può aiutare molto.
Nessuna azienda è sicura al 100%, e quando arrivano strumenti che abbassano la fatica per chi attacca, le prime vittime non sono le grandi corporation con sistemi sofisticati, sono quelle PMI che investono meno in IT e spesso usano ad esempio software non aggiornato, che non sanno esattamente chi è responsabile di cosa, e che possono scoprire di aver subito un attacco solo settimane dopo (sperando che lo scoprano…).
Non rimandare la sicurezza informatica nella tua PMI
Quando installiamo e configuriamo infrastrutture per le PMI, la sicurezza non è un optional che si aggiunge alla fine: è parte del progetto dall’inizio. Aggiornamenti, gestione degli accessi, backup e monitoraggio: sono elementi che vanno pensati insieme, non rattoppati dopo.
Le persone restano il punto più importante
Gli strumenti servono, ma non bastano: un dipendente che clicca su un link sbagliato, che usa la stessa password ovunque, o che non sa a chi segnalare qualcosa di sospetto, è più pericoloso di qualsiasi vulnerabilità tecnica per chi attacca.
La formazione non è un corso da fare una volta e dimenticare. È costruire abitudini: man mano che gli attacchi diventano più automatizzati e difficili da riconoscere, la capacità delle persone di ragionare e reagire diventa la vera difesa. L’intelligenza artificiale può fare molte cose, ma il contesto lo dovrebbe continuare a capire meglio chi lavora nell’azienda ogni giorno.
Tre esempi di cose concrete da fare, senza aspettare
Uno è la gestione delle patch dei sistemi operativi: se non si ha un referente interno che se ne occupa, non lesinare a farsi “scortare” da un professionista esterno.
Un altro riguarda i software di terze parti! Molte aziende usano decine di strumenti esterni, SaaS, applicazioni gestionali, piattaforme cloud e ognuno di questi è un punto di accesso potenziale: bisogna sapere come i fornitori gestiscono la sicurezza, con quale frequenza aggiornano, e se avvisano quando c’è un problema. Se non si ha, è bene chiedere.
Un altro ancora è prepararsi al fatto che qualcosa possa andare storto: le aziende che reggono meglio sono quelle che se ne accorgono in fretta e sanno cosa fare. Serve un sistema di monitoraggio attivo e un piano di risposta già pronto.
Se gli attaccanti vanno più veloci, le basi contano ancora di più
Un’IA che trova vulnerabilità in fretta, nella maggior parte dei casi non scopre nulla di nuovo: sistemi non aggiornati, accessi mal gestiti, nessun monitoraggio attivo sono i punti deboli comuni, solo esposti più frequentemente.
Il problema è che queste cose scivolano in secondo piano quando si è occupati. E quasi tutti siamo sempre occupati.



